Felice perchè grata

12 ragazzi e ragazze, tutti provenienti dal Veneto, hanno svolto il cammino di Santiago accompagnati da P.Alberto Zanetti, L.C. e P.Fernando Munoz, L.C. dal 30 luglio all’8 agosto 2014. Chiara Seganfreddo, una delle pellegrine, ha raccontato che abbandonate le paure all’inizio del cammino, il gruppo si è affiatato e la presenza di due sacerdoti, che quotidianamente celebravano l’Eucaristia, ha dato alle fatiche del cammino e alla mancanza delle comodità, un sapore speciale.

Ecco le sue parole:

«Quando la mia amica Lucia mi ha lanciato la proposta di fare il cammino di Santiago era aprile. La mail di Padre Alberto l’ho scorsa molto velocemente ma il giorno seguente avevo già le idee chiare: “Sì Lucia, ho deciso di venire anch’io!”. In realtà non so cosa mi abbia spinto ad accettare subito, so solo che il primo pensiero è stato “colgo al volo l’occasione perché sento che questo è il momento giusto!”. Obiettivi e propositi ben precisi non ne avevo sinceramente; credo infatti che la sorpresa più grande sia stata scoprirli strada, anzi cammin facendo…

Uno dei momenti che ricordo con più entusiasmo è stato la mattina della partenza. È stato proprio lì che ho conosciuto i miei compagni di viaggio. In tutto eravamo in 14: ci siamo legati fin da subito, abbiamo creato un grupo incredibilmente affiatato e il merito va in primis alle nostre guide spirituali, Padre Alberto – l’organizzatore appunto del tutto – e il suo fedele braccio destro, Padre Fernando.

chrsantiag14Ciò che abbiamo scoperto è che ognuno di noi percepiva nello stesso momento due sensazioni: ansia dovuta in parte alla preoccupazione dei chilometri da percorrere e adrenalina per la curiosità verso ciò che ci attendeva. Ben presto la prima sensazione è scomparsa e ha iniziato a regnare l’entusiasmo, la spensieratezza, la gioia di essere lì … e le prime fatiche!

Fatiche che però se condivise, se vissute insieme, si sentivano meno. Già, perché dopotutto eravamo sulla stessa barca e con l’incoraggiamento “Buen Camino!” si andava avanti, dritti alla meta! Ciò che caratterizzava le nostre giornate erano le risate ininterrotte, il sorriso stampato sul viso di ognuno di noi, nonostante i segni evidenti della stanchezza… dal mattino quando ci si alzava, si preparava lo zaino e si faceva colazione, a quando ci si incamminava, ci si fermava per il pranzo, per poi raggiungere l’ostello la sera. Ma la nostra giornata tipo non era solo questo: era scandita da un momento che per me ha rappresentato una delle esperienze più forti di quei giorni, ovvero la celebrazione dell’Eucaristia che si svolgeva quotidianamente nel nostro gruppo.

Mi sono resa conto fin dall’inizio che, a differenza delle SS. Messe a cui partecipo abitualmente nella mia parrocchia, in queste celebrazioni mi sentivo totalmente partecipe, attiva, “viva”, mi sentivo coinvolta a 360 gradi! E questo è uno dei motivi per cui penso che se non ci fossero stati P. Alberto e P. Fernando il Cammino avrebbe avuto un altro sapore.

Vorrei inoltre ricordare altri due omenti per me molto significativi ed entrambi risalgono all’ultima sera, proprio a Santiago. Il primo si è svolto in una appella, dove abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un momento di condivisione con tutti coloro che alloggiavano presso il convento francescano: il celebrante ha chiesto di scambiarsi un abbraccio, anche con gli stranieri! Se inizialmente poteva creare imbarazzo quel gesto, io in generale ho percepito spontaneità, e io stessa sono riuscita a compiere quell’azione con naturalezza, senza timore e soprattutto con il sorriso…

L’altro momento invece riguarda strettamente il nostro gruppo, quello che ora considero una seconda famiglia. Eravamo seduti per terra, in cerchio, sotto un cielo stellato, ognuno a turno ha espresso i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue riflessioni, i buoni propositi per il futuro…  insomma, abbiamo dovuto tirare le somme dato che, sfortunatamente da un lato, eravamo già giunti alla meta!

chrsantiag14_1Ho cominciato a pensare che il pellegrinaggio a Santiago avesse smosso qualcosa dentro di me solo al rientro. Mentre ero lì probabilmente non me ne rendevo ancora conto, ma quando sono tornata ho avuto modo di riflettere più a lungo. Mi ci è voluto un bel po’ per metabolizzare il tutto e come spesso ripetevo a chi mi chiedeva del pellegrinaggio dicevo a tutti la stessa frase: “sono fisicamente qui, ma con la testa (e con il cuore)  ancora là”… non avrei mai immaginato sarebbe stata così dura tornare alla “realtà-routine”!

In quei dieci giorni era come vivere in un’altra dimensionee solo il fatto di tenere spento il cellulare (che può sembrare una sciocchezza) mi sembrava un motivo valido per staccare la spina, per isolarmi da tutto ciò che avevo lasciato a casa.  Al rientro, infatti, si alternavano dentro di me due sensazioni: la sensazione di pace e serenità che mi ero portata a casa direttamente dal pellegrinaggio e quella della malinconia e della nostalgia che provavo nei momenti in cui ripercorrevo mentalmente le tappe del pellegrinaggio… ora però posso dire di essere felice semplicemente perché sono grata a ciò che il Signore mi ha dato e mi continuerà a dare, per avermi fatto conoscere persone così uniche e speciali, per avermi fatto conoscere meglio Lui, per avermi insegnato che il Cammino è come la nostra vita: devi lasciare che ti sorprenda ad ogni passo».

Fonte: www.regnumchristi.org